sabato 10 dicembre 2016

Il Chiodo Nel Pupazzo di che parla?



Ernesto, insegnante precario di filosofia, vive da solo in una villa ottocentesca nella periferia di una grande città, con tante stanze abbandonate che custodiscono da decenni misteri ed ombre inquietanti, manichini di una vecchia scuola di taglio, ritratti arcigni di antenati. Conquista Ludovica, ragazza ingenua, ex modella, già fidanzata con Gilberto, magistrato corrotto e fedifrago.
Meta preferite delle loro gite domenicali è un antico convento del ‘300, che Ludovica aveva frequentato da bambina. “Là dentro lei ritrovava le emozioni dell’adolescenza. Fin da bambina l’aveva turbata il sortilegio di quelle croci di legno senza nomi, conficcate come pugnali nella terra del piccolo cimitero, dietro al convento. Su quei pezzi di ossa crescevano selvaggi i rovi che, con i loro sarmenti intrecciati da fiori rossi e bianchi come corone, ostruivano il passaggio, quasi a voler delimitare il luogo della vita dal luogo della morte. «Nascosto in una cella abita un frate molto anziano, di quasi cento anni. Dicono che ha poteri soprannaturali, un santo,» raccontò una volta a Ernesto con la voce rotta dall’emozione. «Quando ero bambina con mia madre lo andammo a trovare… e lui mi fece una carezza sulla testa. Ricordo che mi spaventai terribilmente… non ho mai capito perché, volevo scappare perché mi guardò, mi guardò a lungo con gli occhi tristi». Una vecchia profezia di una tragedia che sta per realizzarsi?

Ernesto tornerà di nuovo in quel convento tenebroso e profondo, luogo di esorcismi e credenze medioevali. Ma tra tanti personaggi negativi, incontrerà anche il frate di cui le aveva parlato Ludovica, figura luminosa, agli sgoccioli della vita, venerato dalla gente come un santo.

I dialoghi sono serrati, la narrazione è avvincente, in alcune parti fortemente movimentata quasi la scenografia di un film (la fuga notturna attraverso l’impalcatura). Personaggi dal tratto forte ed originale. Il vescovo con le sue debolezze e un rapporto travagliato con la fede, Maria Assunta, l’ex prostituta, moglie di un corriere della droga, dalla religiosità semplice e dal cuore generoso che commuove. Ma soprattutto Anna, l’amica del cuore di Ludovica, figura stravagante e complessa.

Un romanzo intenso, avvincente, con una trama fitta di mistero, che non dà tregua al lettore fino alla conclusione del tutto imprevedibile. Esso si presta per lo meno a due livelli di lettura. Quella del thriller di alta qualità percorso da forti suggestioni horror (la villa abbandonata, la stanza dei manichini, il volto nello specchio, il cimitero dei monaci, l’esorcismo, il rito voodoo) che si rivolge al lettore amante delle suggestioni e delle emozioni forti. Vi è poi un livello di lettura più profondo e riflessivo sul dolore, sul male, sul delitto e il peccato, sulla superstizione, sul marcio che può infiltrarsi anche nei più alti esponenti del potere, sulla morte.
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